Storia naturale della scoliosi

 

 

Commento introduttivo (S. Negrini)

 

Parlare di storia naturale di una condizione patologica è essenziale per orientarsi correttamente nei confronti dei pazienti che ne sono affetti e per verificare se il trattamento oggi attuato è realmente utile. Se i trattamenti non modificano la storia naturale della patologia, allora non hanno una reale efficacia. Così parte Weinstein nella sua interessantissima e completa revisione sull'argomento. Subito dopo però, correttamente, non può che sottolineare che in realtà oggi non sappiamo come sia la storia naturale vera della scoliosi idiopatica. E' questa anche la conclusione che abbiamo tratto personalmente nel nostro contributo che conclude questo Capitolo, dove riportiamo i risultati pressoché definitivi di un lavoro di metanalisi (ossia una revisione sistematica con l'applicazione di metodologie statistiche utili a “sommare” tra loro i risultati dei diversi lavori sinora pubblicati in letteratura) che abbiamo quasi completato sull'evolutività della scoliosi idiopatica adolescenziale in età evolutiva.

 

Vediamo ora in dettaglio il lavoro portante del Capitolo. Cominciamo dalle prime tabelle, sintetiche ed essenziali, che ci dicono le caratteristiche della scoliosi idiopatica adolescenziale, quelle caratteristiche che dovrebbero essere a tutti note. Invece una notevole caduta si trova nella definizione proposta da Weinstein, antica e non aggiornata, veramente da dimenticare e sostituire con quella già ricordata di Machida nel Capitolo 2. Lo stesso si può dire del modo di far diagnosi proposto: la radiografia ! Assurdo, perché tutti sappiamo che con la radiografia si vede una postura e che la postura può anche non essere dovuta ad una deformità (o dismorfismo, come spesso viene chiamato in Italia), ma solo ad un atteggiamento (o paramorfismo per noi). Come dimenticare allora il segno patognomonico che testimonia la presenza della scoliosi: il gibbo all'effettuazione del test di Adams? Mi sembrano errori strani ed esagerati, data la caratura dell'autore, ma non è possibile non sottolinearli. Prima di giungere ai Paragrafi che vedremo in dettaglio, l'autore passa poi ad una rassegna a volo d'uccello di alcuni lavori pubblicati sull'argomento. Interessante ma Il politicamente scorretta" nelle sue conclusioni, in quanto giunge ad un lavoro di Dickson che corroborerebbe la soluzione chirurgica come la risoluzione di tutti i mali della scoliosi. Un po' fazioso, ma procediamo oltre.

 

Progressione della curva.

 

Qui i commenti sono già anche nei numeri della nostra metanalisi. Questo Paragrafo va però letto con attenzione, perché vi si trovano notizie come quelle relative ai fattori di aggravamento della scoliosi, all'importanza della riduzione della cifosi come fattore prognostico, alla prevalenza di lateralità della curva e sua importanza, ad una interessante revisione sull'instabilità rotatoria con relativa laterolistesi (un aspetto spesso ignoto a chi non si occupa di scoliosi, che non sa spesso neanche di cosa si tratta). Un commento a parte merita invece il concetto di evolutività in età adulta. Per decenni si è detto che la scoliosi, una volta superata l'età di crescita, non sarebbe più stata un problema in età adulta. Questa favola deve ora essere sfatata. In questo senso illuminante è tutto il testo di Weinstein, come la Tabella 4: da leggere ed apprezzare.

 

Mal di schiena.

 

Per anni si è pensato che la scoliosi provocasse in età adulta il mal di schiena. Verso gli anni '70 un lavoro cardine di Nachemson ci ha portato ad affermare che l'incidenza non si modifica, ma la prevalenza sì: detto più semplicemente, chi ha la scoliosi non soffre di mal di schiena più degli altri, ma quando ce l’ha il dolore dura più a lungo. Negli anni successivi però un discreto numero di pubblicazioni ha portato a riconsiderare questi dati. Confermato che l'incidenza (ossia il numero di nuovi casi all'anno) non si modifica, rimangono alcune differenze cliniche sostanziali: maggior durata, maggiore frequenza di episodi, caratteristiche cliniche differenti (più situazioni difficili, testimoniate dal dolore ricorrente o cronico). Non cambiano invece la disabilità riferita, il numero di interventi chirurgici richiesti e la condizione di artrosi. Tutto ciò porta a condividere in pieno la perentoria affermazione di Weinstein che "non bisogna presumere che un mal di schiena nella scoliosi sia legato alla curva". Per parte nostra aggiungiamo che, stante questa situazione, è corretto nel momento in cui si lascia un paziente seguito per anni durante l'età evolutiva per la sua scoliosi, proporre un breve corso di educazione posturale e dargli delle notizie a scopo preventivo, al fine di prevenire i dolori vertebrali. Funzione polmonare e mortalità. Anche qui c'è stata una modifica notevole delle conoscenze. Si affermava un tempo che il cuore polmonare fosse una causa importante di riduzione dell'aspettativa di vita nella scoliosi. Vero, ma non in quella idiopatica adolescenziale. In questa sembra invece che vi possa essere una relativa disabilità, ma solo nelle curve toraciche, in particolare se associate ad ipocifosi (praticamente quasi sempre nelle gravi scoliosi); comunque questo non porterebbe se non raramente al decesso. Di certo però anche la disabilità è un aspetto significativo. Consigliare allora di non fumare, aiutare il paziente già in fase di crescita con un lavoro respiratorio, favorire la pratica di attività sportive aerobiche in età sia evolutiva che adulta, sono aspetti importanti per un approccio globale al suo problema.

 

Effetti psicosociali.

 

Partiamo dalla conclusione di Weinstein: "gli aspetti estetici della malattia non dovrebbero essere sottovalutati o sminuiti". Ma non dovrebbe esserlo neanche l'aspetto iatrogenico, ossia i possibili danni psicologici che noi terapeuti, pur con le migliori intenzioni, possiamo indurre. E non dovrebbero esserlo neppure gli aspetti relativi alla funzionalità polmonare, che riduce le capacità di effettuare sforzi e quindi, in definitiva, la qualittà di vita. Ed infine non dovrebbero trascurarsi gli aspetti familiari, nelle cui dinamiche la scoliosi si incunea, o quelli adolescenziali, dove la scoliosi è spesso dirompente. Prestiamo quindi attenzione al paziente a 360° dimenticando a volte un po' il feticcio "gradi Cobb ", considerando sempre la radiografia solo un aspetto complementare, sia pure non trascurabile, del quadro clinico, e rivolgendosi ad un ragazzo con le sue paure e le sue potenzialità, a dei genitori con le loro ansie, a volte i loro sensi di colpa, ma anche le loro capacità di accudimento e comprensione e sostegno. Potremo allora avere il risultato più bello: trovarci alla fine una ragazzina, un ragazzo che abbiamo aiutato a diventare grandi, certamente più diritti, ma anche favorendone la maturazione per diventare una donna, un uomo, cresciuti anche attraverso il trattamento ed il rapporto impostato, e non solo sopravvissuti alla traumatizzante esperienza della scoliosi.

 

Gravidanza

 

Quanto terrorismo dietro questa parola. Fa rabbrividire trovare ancora oggi giovanissime pazienti e le loro madri terrorizzate da qualche "buontempone" che non ha trovato nulla di meglio da dire che la scoliosi creerà loro problemi durante la gravidanza ! Ma si rendono conto costoro di che cos'è un figlio ? Si rendono conto di come due parole dette distrattamente, oppure per ottenere un'adesione al trattamento, o peggio ancora (ma spero che non accada) per “fidelizzarsi” il paziente (che però mediamente scappa via in questi casi) possano andare, su questo argomento, a colpire nel profondo, nell'intima essenza del nostro essere donne o uomini ? Allora va detto forte e chiaro che chiunque abbia la scoliosi può fare tutti i figli che vuole; che i figli saranno completamente sani e che al limite potranno avere un'unica conseguenza, la scoliosi in quanto malattia, familiare, e null'altro; che vi sono dei dubbi anche sulla possibilità che la scoliosi evolva durante la gravidanza, per lo meno se non si tratta di una curva grave. Ne consegue: sedare le ansie dei pazienti; se la curva è superiore ai 30' prestare attenzione in gravidanza nei termini di una buona ginnastica medica preventiva. Concludiamo ribadendo con Weinstein, con la commissione internazionale e con il nostro stesso contributo finale, che sulla storia naturale della scoliosi sappiamo tuttora troppo poco. Questo non autorizza nessuno ad ergersi a giudice supremo e decidere in termini assoluti quale terapia va bene e quale non va bene per il paziente. Induce invece a tanta umiltà e sensibilità nell'approccio ad ogni singolo paziente (e non mai ad ogni singola scoliosi) ed a rimboccarci le maniche per studiare di più.

 

 

Evolutività e conseguenze a lungo termine della scoliosi idiopatica (SL Weinstein)

 

Le decisioni di trattamento prese dai medici per i pazienti con deformità vertebrali, devono essere prese sulla base di una profonda conoscenza della storia naturale della condizione. Queste decisioni di trattamento devono essere sempre valutate in modo critico e continuo, alla luce dei risultati degli studi su pazienti trattati con vari metodi chirurgici e non chirurgici. Tutti i trattamenti devono alterare la storia naturale in un modo positivo. Questo articolo è rivolto solo a quei pazienti con una diagnosi di scoliosi idiopatica adolescente (AIS) o di scoliosi tardiva.

 

La letteratura sulla storia naturale della scoliosi idiopatica ha molti difetti. Primo e principale è l'insufficienza di informazioni. La maggior parte degli studi con follow-up a lungo termine è retrospettiva e presenta i difetti di tutti gli studi retrospettivi: particolarmente, i pazienti persi. La maggior parte degli studi comprende un basso numero di pazienti, e quindi scoperte "significative" possono non essere statisticamente significative. Pazienti con altre cause di deformità vertebrale e pazienti con scoliosi idiopatica, ma di insorgenza precoce, potrebbero essere stati inclusi. La scoliosi di varie cause e la scoliosi idiopatica di insorgenza precoce hanno storie naturali differenti e non possono essere comparate con il gruppo specifico di pazienti con deformità vertebrale con insorgenza adolescenziale. Gli effetti della deformità vertebrale non solo sulla crescita della colonna vertebrale, ma anche i suoi effetti secondari sulle strutture adiacenti sugli organi interni come costole e parenchima polmonare, in pazienti con insorgenza precoce, possono essere profondi. I modelli di curva, sesso, ampiezza, e altri fattori influenzano il risultato, e questa informazione è spesso mancante nella letteratura. Altre variabili includono se il paziente viene realmente visto ed esaminato, è la variabilità e attendibilità dei questionari usati per valutare i parametri di risultato.

 

La scoliosi idiopatica adolescente è definita come una curvatura laterale strutturale della colonna vertebrale, per la quale non può essere stabilita alcuna causa, che insorge vicino o all'inizio della pubertà. La diagnosi è presunta dalla presenza di asimmetrie nel corpo, ma può essere confermata solo dalla presenza di una curvatura come minimo di 10', misurata con il metodo di Cobb su di una radiografia della colonna vertebrale mentre si è in piedi in posizione eretta. Secondo questo criterio, la prevalenza dell'AIS nella popolazione a rischio (bambini da 10 a 16 anni di età) è approssimativamente del 2-3%.

 

A mano a mano che l'ampiezza della curva aumenta, la prevalenza complessiva della condizione diminuisce (Tabella 1). Esiste una predominanza 3.6:1 della femmina rispetto al maschio. La prevalenza dei maschio rispetto alla femmina nei pazienti con curve leggere di circa 10' è approssimativamente uguale (Tabella 1). Ci sono state domande circa il fatto se l'incidenza e quindi la storia naturale dell'AIS siano cambiate negli anni recenti. Montgomery e Willner comunque, hanno dimostrato, in un'analisi longitudinale e trasversale, che in un gruppo di bambini osservati in uno studio longitudinale della durata di 15 anni non c'è stato alcun supporto per un cambiamento nella storia naturale della scoliosi.

 

I risultati di studi epidemiologici e di studi sulla storia naturale indicano che meno dell'1% della popolazione esaminata e meno dei 10% (range 3-9%) dei pazienti con un risultato positivo (curva maggiore di 10') richiede un trattamento attivo. Questo piccolo gruppo di pazienti (curve maggiori di 10') costituisce il punto su cui si localizzerà il resto dell'articolo.

 

Nel considerare la storia naturale occorre tener conto dei tipi di curva. Esistono quattro principali tipi di curva nell'AIS: toracica, lombare, toracolombare, e doppia maggiore (Tabella 2). Occorre notare che potrebbero esserci delle confusioni nella letteratura per ciò che riguarda la differenziazione dei tipi di curva. Molti ricercatori mettono alcune curve toracolombari nel gruppo lombare e viceversa. Le definizioni usate in questo articolo si riferiscono specificatamente alla posizione delle vertebre apicali. Ognuna ha le sue particolari caratteristiche, corso preannunciato, e risultato. Altri modelli di curva meno comuni includono le curve cervico-toraciche, doppio-toraciche, e toraciche toracolombari.

 

Nel 1968 Nachemson, Niisonne e Lundgren hanno pubblicato degli studi di follow-up a lungo termine i quali hanno mostrato una brutta prognosi per i pazienti con una scoliosi non curata. Nachemson ha riportato un follow-up della durata di 38 anni su 130 pazienti con una scoliosi non trattata. Il 30% ha rivendicato l'invalidità a causa della deformità. C'è stato un aumento del 100% nel tasso di mortalità, comparato con quello della popolazione complessiva, e 16 dei 20 decessi erano dovuti a cuore polmonare. Il 37% dei pazienti ha avuto un mal di schiena costante, e il 14% ha riportato sintomi cardiopolmonari. E’ importante notare che solo 59 pazienti (45%) nello studio di Nachemson avevano la scoliosi idiopatica; il rimanente includeva pazienti con scoliosi congenita, scoliosi paralitica, e scoliosi dovuta a tubercolosi, neurofibromatosi e altri svariati disturbi. Solo 12 pazienti sono stati realmente visti in questo studio di follow-up. Dei 16 decessi dovuti a cuore polmonare, solo 3 si sono verificati in pazienti affetti da scoliosi idiopatica, e non è certo se questi pazienti avessero una malattia di insorgenza adolescenziale, giovanile o infantile. Sebbene non fossero disponibili delle radiografie, Nachemson ha ipotizzato che il mal di schiena costante in questi pazienti fosse probabilmente causato dell'artrosi.

 

In uno studio più recente, Pehrsson e altri hanno esaminato 115 pazienti con scoliosi nati dal 1902 al 1937. Trenta pazienti hanno avuto un'insorgenza infantile; 31 un'insorgenza giovanile e 52 una scoliosi con insorgenza adolescenziale, 26 avevano la poliomielite, 19 soffrivano di rachitismo e 69 avevano curvature di origine sconosciuta. L'età media al momento della morte è stata di 54 anni (range, 16-75 anni). Sessanta pazienti erano ancora vivi per il follow-up. Tutti i pazienti alla loro prima visita avevano meno di 30 anni (età media 14 anni; range 0-30 anni). Dei 55 pazienti che sono morti, 21 sono morti di collasso polmonare e 17 di malattia cardiovascolare. Lo studio ha confermato un tasso aumentato di mortalità nelle persone con scoliosi non trattata, se tutte le cause vengono considerate insieme. Comunque, nessun paziente con scoliosi ad insorgenza adolescenziale di origine sconosciuta (AIS) è morto di collasso polmonare. Quindi, il collasso polmonare può verificarsi in individui con scoliosi idiopatica e può avvenire una morte prematura, ma da questo studio non viene alcuna indicazione che ciò accadrà nei pazienti con scoliosi idiopatica adolescente o a insorgenza tardiva.

 

Nilsonne e Lundgren hanno riportato un follow-up della durata di 50 anni su 113 pazienti. Questo gruppo ha avuto un tasso di mortalità che era il doppio di quello della popolazione generale. Il 60% dei decessi è stato attribuito a una malattia cardiopolmonare. Dei pazienti ancora viventi, la metà non era in grado di lavorare, il 76% non si era mai sposato, il 90% soffriva di sintomi alla schiena, il 30% riceveva pensioni di invalidità per il mai di schiena o la scoliosi, e il 17% era disabile ma non riceveva alcuna pensione. Il maggior difetto di questo studio era che Nilsonne e Lundgren non disponevano di radiografie per determinare la causa della scoliosi nei loro pazienti. Inoltre, è incerto se i pazienti venissero realmente esaminati nel follow-up.

 

Uno studio di Fowles e altri era basato su 65 pazienti che sono stati osservati per una media di 23 anni. Dieci pazienti sono morti, e dei rimanenti il 22% era disoccupato, il 40% soffriva di mal di schiena intermittente, il 22% soffriva di mal di schiena frequente, e il 9% riceveva una pensione di invalidità; il 63% delle donne non era sposato. Questo studio ha incluso pazienti con scoliosi data da varie cause, comprese scoliosi idiopatica, scoliosi paralitica (causata dalla poliomielite), scoliosi congenita, e cifosi. Solo 24 (44%) dei 55 pazienti ancora in vita avevano la scoliosi idiopatica.

 

In un recente follow-up in quattro parti di un gruppo con scoliosi dell'ospedale di Ste. Justine a Montreal, i ricercatori hanno riportato dei risultati di un follow-up su pazienti trattati sia chirurgicamente che non li 71% del gruppo ha restituito il questionario. Nel gruppo di pazienti non trattati c'è stata un'incidenza del 45% di mal di schiena abituale. I ricercatori hanno concluso che i pazienti affetti da scoliosi si consideravano meno sani delle persone della loro stessa età, e che avevano delle limitazioni in certe attività come la capacità di sollevamento, camminare per lunghe distanze, stare seduti o in piedi per lunghi periodi, viaggiare e socializzare fuori di casa. I pazienti con scoliosi hanno anche riportato un mal di schiena più ricorrente e un dolore più intenso di quello dei soggetti di controllo. Fra i difetti di questo studio c'è il fatto che le informazioni fossero ottenute tramite un contatto e un questionario telefonici. Sebbene gli autori avessero usato molti strumenti di questionario convalidati, i pazienti non sono stati nuovamente valutati di persona, e durante il follow-up non sono state fatte nemmeno delle radiografie. Più importante, il gruppo di controllo basato sulla popolazione era composto da pazienti presi in modo casuale dall'elenco telefonico, ma non realmente incontrati o visitati per scoprire la presenza della deformità vertebrale

 

Dickson e altri hanno osservato un gruppo di adulti con AIS trattati chirurgicamente, per una media di 5 anni dopo l'operazione chirurgica, e hanno incluso nello studio un gruppo di 30 pazienti che hanno rifiutato l'operazione chirurgica. Questi due gruppi sono stati poi confrontati con un gruppo senza scoliosi. Al follow-up di 5 anni, i pazienti trattati chirurgicamente hanno riportato un miglioramento significativamente maggiore nell'immagine di sé e nella capacità di eseguire compiti fisici, funzionali, e di posizione rispetto ai pazienti non trattati. t da discutere se questo piccolo gruppo di adulti, i quali hanno voluto essere esaminati per la prima volta già in età adulta da chirurghi, che hanno rifiutato il trattamento chirurgico (indicazioni per l'operazione chirurgica: progressione o dolore) e che sono stati osservati solo per 5 anni, possa costituire uno studio sulla storia naturale o se i risultati possano essere comparati con quelli degli studi su pazienti non trattati osservati longitudinalmente.

 

La parte rimanente di questo articolo riassume la conoscenza attuale circa la storia naturale dell'AIS. Le informazioni saranno presentate in relazione ai risultati funzionari. Saranno esaminati i risultati che sono riconducibili alla progressione della curva, compresi funzione polmonare, mortalità, mal di schiena e invalidità, effetti psicosociali, ed effetti della e sulla gravidanza.

 

Progressione della curva

 

La preoccupazione principale nel paziente scheletricamente immaturo è legata alla progressione della curva. La maggior parte delle decisioni di trattamento è generalmente presa sulla base della progressione della curva o sulla probabilità di essa. I medici curanti spesso affermano che le curve progressive alla fine portano a dolore, diminuzione della funzione polmonare, e problemi psicosociali. I postumi a lungo termine legati a questi effetti sono discussi più avanti.

 

Nel paziente immaturo, il rischio di progressione è legato prima di tutto ai fattori specifici della curva e al potenziale di crescita. Una valutazione dei potenziale di crescita è essenziale per una previsione riguardante la progressione della curva. L'associazione della crescita vertebrale agli eventi della pubertà deve essere valutata nel paziente scheletricamente immaturo.

 

La maggior parte delle informazioni disponibili circa la progressione della curva viene dagli studi sulle femmine, particolarmente quelle con curve toraciche. Da questi studi, sono stati stabiliti sei fattori che influenzano la probabilità della progressione nel paziente scheletricamente immaturo. Quattro di questi fattori sono legati al potenziale di crescita, e i rimanenti due sono parametri legati alla curva.

 

I fattori specifici legati alla curva sono che le doppie curve hanno una maggiore tendenza a progredire rispetto alle curve singole (Tabella 2), e più grande è la curva ai momento della sua scoperta, maggiore è il rischio di progressione.

 

I fattori di crescita sono che, più giovani sono i pazienti al momento della diagnosi, maggiore è il rischio di progressione. Esiste un rischio maggiore di progressione prima dell'arrivo dei menarca nelle ragazze. Più basso è il grado di Risser alla scoperta della curva, maggiore è il rischio di progressione. I maschi con curve comparabili hanno approssimativamente un decimo del rischio di progressione delle femmine. Uno studio recente, comunque, ha messo in discussione questa convinzione.

 

Nel 1982, Nachemson e altri hanno calcolato la probabilità di progressione della curva prima della maturità scheletrica, basata sui fattori prognostici noti disponibili al momento (Tabella 3). Lonstein e Carison hanno valutato la correlazione della probabilità di progressione con il grado di Risser. I risultati di questi studi mostrano che il rischio di progressione della curva diminuisce con l'aumentare della maturità scheletrica. Comunque, con curvature di più grande ampiezza, potrebbe esserci un considerevole rischio di progressione nonostante la maturità.

 

 

Un altro fattore che indubbiamente ha una qualche influenza sulla probabilità di progressione della curva è la perdita di cifosi toracica, la cui importanza è stata dimostrata da Dickson e altri. Come la perdita di cifosi toracica influenzi la progressione della curva deve essere ancora stabilito. La ipo-cifosi toracica causa inoltre la diminuzione della funzione polmonare e può influenzare le decisioni di trattamento chirurgico o conservativo.

 

Una volta si pensava che quando il paziente raggiungeva la maturità scheletrica non ci sarebbe stata nessuna ulteriore progressione della curva. Comunque, lo studio di Duriez e molteplici studi successivi hanno dimostrato che le curve possono continuare la loro progressione lungo tutto l'arco della vita.

 

In una rassegna di 102 pazienti osservati per una media di 40 anni all'Università dell'lowa, il 68% delle curve è progredito anche dopo la Maturità. I risultati di uno studio longitudinale della durata di 50 anni mostrano che questa tendenza continua. Da questo gruppo di pazienti, sono stati identificati molteplici fattori che portano alla progressione della curva dopo la maturità (Tabella 4). Nel tipo di curva toracica, i pazienti con curve inferiori ai 30' alla maturità tendevano ad avere una rotazione vertebrale apicale inferiore a 20' e angoli di Metha inferiori a 20'; queste curve non hanno avuto alcuna progressione. Le curve toraciche maggiori di 30' alla maturità sono progredite in media di 19' durante i 40 anni di follow-up. La progressione più marcata è stata notata nelle curve fra 50' e 75' alla maturità. Queste hanno continuato la progressione al ritmo da 0.75' a 1' all'anno durante il periodo di follow-up. Tutti questi pazienti avevano gli angoli di Metha superiori a 20,1 e una rotazione vertebrale apicale superiore al 30%. L'angolo di Metha sembra essere influenzato dai gradi estremi della rotazione vertebrale.

 

 

L'importanza della gabbia toracica nella stabilità vertebrale è stata dimostrata da Langenskiold e Michelsson in uno studio sui conigli, nei quali la resezione dei legamenti costovertebrali o delle estremità della costola dorsale hanno sicuramente prodotto la 49 scoliosi. Farkas indica che il movimento intrasegmentale dei corpo vertebrale nella scoliosi è causato dall'allentamento delle articolazioni costovertebrali. Andriacchi e altri hanno dimostrato che la gabbia toracica aumenta considerevolmente la stabilità assiale della colonna vertebrale.

 

Nel tipo di curva lombare, le curve inferiori a 30' non sono progredite dopo la maturità scheletrica. Nelle serie di MacGibbon e Marfan solo in un paziente con una curva inferiore a 30' la curva è progredita, da 24' a 18 anni di età, a 45' a 54 anni di età. Questo paziente ha avuto una rotazione vertebrale apicale superiore al 33% e la quinta vertebra lombare altamente sovrapposta (la linea di intercreste passava attraverso il corpo della quinta vertebra lombare). Si è sviluppato una laterolistesi della terza vertebra lombare sulla quarta, con un'inclinazione laterale della quarta vertebra lombare sulla quinta.

 

Tutte le curve lombari superiori ai 30' alla maturità hanno avuto una rotazione vertebrale apicale superiore al 33%. Tutte queste curve tranne quattro sono progredite. Non è stata notata alcuna progressione in due pazienti nei quali la quinta vertebra lombare era profondamente radicata e in due altri pazienti nei quali la quinta vertebra lombare era sacralizzata. Queste quattro curve sono state le uniche che non hanno mostrato spostamenti traslatori al follow-up. Quindi, nelle curve lombari, il fattore che porta alla progressione è una curva superiore a 30' alla maturità, particolarmente una con una rotazione vertebrale apicale superiore al 33%. Se la quinta vertebra lombare è altamente sovrapposta, gli spostamenti traslatori si verificano alla terza vertebra lombare sulla quarta, con un'inclinazione laterale della quarta vertebra lombare sulla quinta. Le curve lombari destre tendono a progredire il doppio più spesso delle curve lombari sinistre. La ragione di ciò non è stata ancora determinata.

 

Farfan e altri hanno dimostrato che le rotture anulari sono il risultato di insufficienze torsionali piuttosto che compressivi. MacGibbon e altri hanno dimostrato in 554 pazienti che un'alta linea intercreste (una linea di cresta intreriliaca che cade vicino o sopra il quarto o quinto spazio dei disco lombare in questa situazione si dice che l'L5 è ben radicato) è uno strumento antitorsionale che riduce il rischio di rotture anulari e di degenerazione dei disco. Una bassa linea intercresta non fornisce alcuna protezione antitorsionale ai dischi fra la quarta e la quinta vertebra lombare, e fra la quinta vertebra lombare e la prima vertebra sacraIC71. Quando la quinta vertebra lombare non è ben radicata, e c'è un'alta percentuale di rotazione vertebrale, la curva tende a progredire. Spostamenti traslatori significativi (distesi laterale) si verificano all'estremità inferiore della curva spesso accompagnati dall'inclinamento della quarta e quinta vertebra lombare verso la convessità della curva. li ruolo della rotazione torsionale è stato analizzato da Perdriolle e Vidal, ed è stato scoperto che essa è un fattore prognostico nella progressione delle curve toraciche.

 

Il tipo di curva toracolombare ha manifestato la quantità di rotazione vertebrale apicale più significativa (40-65%) rispetto a ogni altro modello di curva. Questa rotazione aumenta con l'aumentare della gravità della curva. Come per le curve lombari, i pazienti con modelli di curva toracolombare hanno una laterolistesi all'estremità inferiore delle curve. La marcata rotazione vertebrale combinata a spostamenti traslatori all'estremità inferiore delle curve porta a una significativa progressione della curva.

 

Nel recente follow-up di Weinstein e altri della durata di 50 anni su pazienti non trattati, il numero degli spostamenti traslatori è drasticamente aumentato con l'avanzare dei tempo, con il 20% che aveva come minimo una laterolistesi nella maturità, arrivando al 71 % che aveva almeno una laterolistesi durante i 50 anni di follow-up.

 

Nelle curve doppie (combinate) non erano presenti fattori predittivi per la progressione della curva dopo la maturità. La rotazione vertebrale apicale tendeva a essere minore di quella nelle curve toracolombari. Le costole sono rimaste a posto nel tratto toracico, e gli angoli di Metha erano normalmente bassi. Non c'è stato alcun valore prognostico nella relazione della quinta vertebra lombare con la linea intercresta, nelle curve combinate. Da notare che alla maturità l'ampiezza della colonna toracica del modello di curva doppia maggiore tende a essere più grande di quella lombare. Con il tempo, comunque, ci sono selettivamente maggiori aumenti nell'ampiezza della curva lombare, comparata alla curva toracica, che forniscono al paziente un migliore equilibrio. Inoltre, tutti i pazienti tendono a compensare al meglio con il tempo aumentando le curvature secondarie.

 

Ascani e altri hanno pubblicato i risultati di uno studio multicentrico italiano su 187 pazienti osservati per un periodo di 34 anni. I risultati di questo studio e dello studio dell'lowa sono simili per ciò che riguarda la quantità di progressione della curva durante il periodo di follow-up, per ogni specifico modello di curva. Quindi, considerando la progressione della curva dopo la maturità, le curve inferiori ai 30' alla maturità scheletrica, senza riguardo al tipo di curva, non tendono a progredire nella vita adulta. Molte curve, comunque, continuano a progredire attraverso tutta la vita adulta in particolare le curve toraciche fra 50' e 80'.

 

Mal di schiena

 

L'incidenza del mal di schiena nella popolazione generale oscilla fra il 60% e 1,80%. Jackson e altri hanno riportato che l'incidenza del mal di schiena nella popolazione complessiva è dell'80%. Kostuik e Bentivoglio hanno riportato un'incidenza dei 60%. Horal, in uno studio epidemiologico dei mal di schiena a Goteborg, Svezia, ha appurato che l'81% della popolazione aveva un dolore vertebrale, con il 66% che riferiva dolore lombare. Bjure e Nachemson hanno riportato un'incidenza dei mai di schiena del 66% nella popolazione complessiva, e Frymoyer e altri hanno riportato un'incidenza del 67% in 292 soggetti appartenenti a un gruppo randomizzato, composto da 1221 uomini, il 20% dei quali presentava un dolore grave.

 

Rapporti sull'incidenza del mai di schiena nella popolazione generale sono vari e sono dipendenti dai questionari". Howe e Frymoyer's hanno valutato 207 pazienti che sono stati osservati per un minimo di 1 0 anni dopo una sola operazione al disco lombare. Hanno usato 14 differenti questionari che avevano il compito di misurare i risultati chirurgici, e hanno dimostrato che il risultato dipende dalla struttura del questionario. Nella loro rassegna, i risultati soddisfacenti per la procedura oscillavano dal 97% al 60%, a seconda del questionario (statisticamente significativo). Gli autori hanno concluso che i risultati riferiti per l'operazione chirurgica alla colonna lombare sono significativamente influenzati dai criteri scelti per la valutazione dei risultati.

 

L'incidenza del mai di schiena nei pazienti con la scoliosi è comparabile all'incidenza del mal di schiena nella popolazione complessiva. Nello studio di follow-up a lungo termine dell'lowa su 161 pazienti viventi con AIS (media del follow-up 40 anni), l'80% di 127,129 essi riferiva qualche episodio di mal di schiena. In un gruppo di controllo formato da 100 pazienti di pari età e sesso, ma senza scoliosi, l'86% soffriva di mal di schiena. Il 24% dei pazienti con scoliosi è stato da un dottore a causa del mai di schiena, e il 6% è stato ricoverato in ospedale sempre a causa dei mal di schiena. Nel gruppo di controllo, il 30% è stato da un dottore per il mai di schiena, e nel 16% è stato necessario il ricovero in ospedale (Tabella 5). L'incidenza del mal di schiena frequente o quotidiano è stata leggermente maggiore nel gruppo con la scoliosi (37%) che nel gruppo di controllo (25%). I pazienti con curve lombari o toracolombari, particolarmente coloro con spostamenti traslatori all'estremità inferiore della curva, tendevano ad avere un'incidenza leggermente maggiore di mal di schiena rispetto ai pazienti con altri tipi di curva. La presenza degli spostamenti traslatori sulle 129 radiografie è associata al mal di schiena.

 

In un recente follow-up della durata di 50 anni su questi stessi pazienti, i pazienti hanno compilato gli stessi questionari che avevano compilato al follow-up di 30 e di 40 anni oltre a compilare un questionario più dettagliato che faceva uso di strumenti ormai convalidati. Questo ci ha permesso, con il tempo, di fare delle solide ipotesi e di comparare il gruppo con un gruppo di controllo di pari età e sesso i cui componenti erano stati esaminati fisicamente per essere certi che non presentassero alcuna traccia di deformità vertebrale. I risultati hanno mostrato un'incidenza del mal di schiena ricorrente nel 77% dei pazienti con scoliosi, contro il 37% nei pazienti di controllo. L'incidenza del mai di schiena cronico è stata del 61% nei pazienti con la scoliosi e del 35% nei soggetti di controllo. La capacità di questi pazienti di eseguire attività quotidiane e di lavorare è stata simile a quella dei soggetti di controllo. Quando i pazienti hanno stimato il loro dolore a 30, 40 e 50 anni su di una scala da 1 (nessun dolore) a 5 (dolore quotidiano Tabella 5), la frequenza del mal di schiena è stata valutata come 3 (occasionale) durante ogni periodo di studio.

 

Una percentuale stimata dell'1% di pazienti con la scoliosi richiede un'operazione chirurgica specifica per il mal di schiena, un'incidenza simile a quella nella popolazione generale"-8'. Horal'9, ne I suo studio epidemiologico ha mostrato che i casi di scoliosi non rappresentano un numero sproporzionato nelle pensioni di invalidità concesse. Inoltre, i risultati dei tre studi svedesi di follow-up a lungo termine dell'AIS, tutti con dei follow-up di durata superiore a 30 anni e tutti con più dei 90% dei pazienti seguiti, hanno mostrato che il mal di schiena non è un problema significativo in questi pazienti. Il Sintomo più comune dei pazienti con la scoliosi include il mal di schiena alla fine di una giornata intensa o dopo attività non abituali, con dolore generalmente attenuato con il riposo. La posizione dei dolore è variabile e generalmente non è legata alla posizione o all'ampiezza della curva.

 

Nelle serie a lungo termine dell'lowa, alla maturità scheletrica solo il 2% dei pazienti presentava traccia di artrosi. Al follow-up di 40 anni, il 38% dei pazienti presentava tracce radiografiche della malattia degenerativa delle articolazioni della colonna vertebrale al follow-up di 50 anni sono stati notati dei cambiamenti nell'artrosi nel 91% dei pazienti. La storia del mal di schiena in questi pazienti affetti da scoliosi non è generalmente legata alla gravità dei cambiamenti radiografici nell'artrosi, tranne che nelle aree degli spostamenti traslatori nelle curve toracolombari e lombari. Questi cambiamenti variano dalla formazione minima di osteofiti e da un leggero restringimento nello spazio del disco intervertebrale, a una moderata sclerosi articolare e, raramente, alla fusione spontanea sulla concavità della curva. Al follow-up di 50 anni, più del 90% dei pazienti presentava cambiamenti nell'artrosi della colonna vertebrale. Le radiografie continuano a non essere legate alla durata e all'intensità del dolore.

 

Il mal di schiena può insorgere nelle curve compensativi sotto le curve lombare e toracolombare. Non bisogna presumere che un mal di schiena nella scoliosi sia legato alla curva. Spetta al medico determinare se il dolore sia legato alla curva, prima che vengano prese delle decisioni riguardo il trattamento.

 

Kostuik e Bentivoglio , e Robin e altri, hanno dimostrato che le curve lombare e toracolombare possono nuovamente ricominciare ad aumentare nella vita adulta. La scoliosi degenerativa potrebbe causare un dolore grave e un disturbo i quali richiederebbero un trattamento. Questo tipo di scoliosi e i problemi a essa legati non dovrebbero essere confusi con la storia naturale dell'AIS non trattata. La causa del mai di schiena nel paziente adulto affetto da scoliosi è sconosciuta, ma potrebbe essere di origine spondilogenica o discogenica.

 

Funzione polmonare

 

Solo nelle curve toraciche esiste una correlazione diretta fra l'ampiezza della curva e gli effetti sulla funzione polmonare. Le scoperte degli studi sulla funzione polmonare, in pazienti con AIS non trattata, dimostrano che solo nei pazienti con curve toraciche esiste una correlazione diretta fra la diminuita funzione polmonare e l'aumento della gravità della curva. La capacità vitale e il volume espiratorio forzato in 1 secondo (FEV1) diminuiscono con l'aumentare della gravità delle curve toraciche. La stessa correlazione vale per la pressione arteriosa (PA2). In tutti gli altri tipi di curva non c'è stata alcuna correlazione fra la gravità della curva e la perdita di funzione polmonare.

 

 Il modello di malattia polmonare nei pazienti malati è, costantemente, una malattia restrittiva dei polmoni. I fumatori sono in genere più seriamente malati dei non fumatori. I risultati nella maggior parte degli studi mostrano che le limitazioni significative della capacità vitale forzata (FVC) nei non fumatori non si verificano fino a quando la curva raggiunge i 100'-120'. Comunque, la presenza di una ipo-cifosi toracica aumenta la perdita di funzione polmonare associata alla gravità della curva. Quindi, le curve di minore ampiezza con un'ipo-cifosi significativa possono causare una diminuzione altrettanto significativa della funzione polmonare.

 

Mortalità

 

Il tasso di mortalità per l'AIS è comparabile a quello della popolazione generale. Studi precedenti della storia naturale della scoliosi hanno annunciato un tasso di mortalità esagerato per i pazienti affetti da scoliosi idiopatica.

 

Nel summenzionato studio di Pehrsson e altri su 115 pazienti affetti da scoliosi di varia origine, nati fra il 1902 e il 1937, lo studio ha confermato un aumentato tasso di mortalità nei pazienti con scoliosi non trattata, con tutte le cause considerate insieme. Comunque, nessun paziente con scoliosi adolescente di origine sconosciuta (AIS) è morto di collasso respiratorio. Quindi, nella scoliosi potrebbero verificarsi collasso respiratorio e morte prematura, ma non c'è alcuna indicazione dai risultati di Pehrsson e altri che questi eventi si verificheranno nei pazienti affetti da AIS.

 

Nell'AIS, solo i pazienti con curve toraciche altamente angolate di più di 100° sono ad alto rischio di morte per cuore polmonare e collasso ventricolare destro. Nello studio della durata di 40 anni dell'lowa, il tasso di mortalità è stato del 15%, e solo in un caso il cuore polmonare è stato causato dalla scoliosi, coinvolta come causa della morte. I dati attuariali, per pazienti nati negli stessi anni dei pazienti dello studio, coincidevano. Nel follow-up di 50 anni, il numero di decessi è aumentato come ci si aspettava, ma non e stato diverso dai tassi saltuariamente predetti per i pazienti nati negli stessi anni. Solo in due casi la scoliosi poteva essere coinvolta come una delle cause che hanno contribuito al decesso.

 

Effetti psicosociali

 

La scoliosi causa vari gradi di deformità estetiche dovute alla rotazione vertebrale. Gli effetti psicologici della scoliosi non sembrano essere manifesti nell'infanzia, a meno che l'ampiezza della curva sia grave. L'infelicità dovuta alla sporgenza delle costole è spesso una preoccupazione dei pazienti giovani con una rotazione grave e una sporgenza delle costole superiore a 3 cm. Le stesse preoccupazioni sono spesso espresse da pazienti trattati chirurgicamente i quali hanno delle notevoli sporgenze residue. L'impatto psicologico della scoliosi è stato ampiamente studiato in particolare in rapporto alle attitudini verso il trattamento chirurgico e conservativo. Gli effetti psicologici della scoliosi sembrano essere meglio tollerati dai pazienti di mezza età che dagli adolescenti. Alcuni adulti con una deformità da moderata a grave, possono diventare mentalmente invalidi a causa proprio della deformità. Non c'è alcuna correlazione, comunque, fra la posizione o il grado della curvatura e la portata dell'effetto psicologico.

Molti pazienti con curvature minime hanno delle gravi limitazioni psicosociali. Questa limitazione è spesso espressa con il comprare dei vestiti per nascondere la deformità. Altri pazienti con gravi deformità esprimono poche limitazioni psicosociali e accettano meglio la loro condizione. Nei motti studi sugli effetti psicologici, la maggior parte delle conclusioni è basata sul giudizio clinico piuttosto che su dati empirici. Significativi cambiamenti radiografici della curvatura possono non verificarsi, nel corso del tempo, in molti pazienti non trattati. Comunque, un aumento nella rotazione, manifestato da un'aumentata sporgenza delle costole o dei muscoli paraspinosi, potrebbe verificarsi in assenza di cambiamenti C7 significativi nell'angolo di Cobb sulle radiografi causando cambiamenti nell'aspetto esteriore dei paziente. E’ importante notare che nei pazienti adulti con AIS non trattata, la maggior parte delle loro preoccupazioni sono di ordine estetico, questa è spesso la ragione principale per la quale cercano un consulto chirurgico. Gli aspetti estetici della malattia non dovrebbero essere sottovalutati o sminuiti.

 

Gravidanza

 

Negli anni, c'è stata una grande controversia circa il fatto se le curve progrediscono durante la gravidanza e se le donne con scoliosi possono avere normali esperienze riproduttive. Per ciò che riguarda gli effetti della gravidanza sulla scoliosi, Nachemson e altri 86 hanno dimostrato un effetto statisticamente significativo sulla progressione della curva, nelle pazienti che hanno avuto molteplici gravidanze prima dei 23 anni di età. Hanno raccomandato di evitare la gravidanza alle donne di 20 anni o poco più, particolarmente alle pazienti trattate con il busto. Blount e Meliencamp, e Berman e altri, hanno anche dimostrato che la scoliosi progredisce a causa della gravidanza. Blount e Mellencamp hanno collegato questo effetto alla stabilità della curva. Bunnell, comunque, non è stato in grado di scoprire alcun effetto deleterio della gravidanza sulla scoliosi nel suo gruppo di studio della storia naturale. Nelle serie dell'lowa, ci sono state solo 2 donne che hanno avuto bisogno di un parto cesareo. Complicazioni significative durante la gravidanza o il parto sono state attribuite individualmente alle deformità vertebrali delle donne.

 

Betz e altri hanno esaminato le cartelle e le radiografie di 355 pazienti che hanno raggiunto la maturità scheletrica (quarto grado di Risser). Questi pazienti sono stati divisi in 2 gruppi: 175 che avevano avuto almeno una gravidanza (Gruppo A), e 180 che non avevano mai avuto gravidanze (Gruppo B). 1 gruppi erano comparabili per il trattamento. Una progressione della curva superiore ai 5' è stata notata nel 25%, e superiore ai 10' nel 10% delle pazienti in ogni gruppo. L'età della paziente al momento della prima gravidanza non ha influenzato il rischio di progressione, e la stabilità della curva prima della gravidanza non ha diminuito il rischio di progressione durante la gravidanza stessa. Gli autori hanno concluso che la gravidanza non aumenta il rischio di progressione di una curva scoliotica nelle pazienti con curve non gravi. Il rischio di progressione non è stato influenzato né dall’età della paziente al momento della prima gravidanza, né dal numero di gravidanze, né dalla stabilità della curva.

 

Dal punto di vista ostetrico, Visscher e altri hanno dimostrato che le esperienze riproduttive delle donne affette da scoliosi non differiscono dalle esperienze di quelle senza scoliosi. Inoltre, nelle serie di Betz e altri, l'effetto della gravidanza e del parto è stato valutato in 175 donne che avevano avuto almeno una gravidanza. Nessun problema specifico è stato direttamente messo in relazione con la scoliosi, tranne che in 4 pazienti per le quali il parto ha creato delle difficoltà. L'incidenza di parto cesareo è stata la metà della media nazionale, e nessun parto cesareo è stato direttamente collegato al fatto che la madre soffrisse di scoliosi. Gli autori hanno concluso che la scoliosi da leggera a moderata non ha alcun effetto deleterio sulla gravidanza o sul parto. L'incidenza di parto cesareo e di disturbi di salute, nei bambini di donne che soffrono di scoliosi, non è maggiore di quella della popolazione senza la scoliosi. Queste scoperte rispecchiano i risultati del follow-up a lungo termine 129 dell'lowa

 

Conclusione

 

L'aumentata consapevolezza pubblica circa scoliosi, associazioni nazionali riguardanti la scoliosi, e cliniche di screening, ha provocato un aumento del numero di bambini indirizzati a un consulto ortopedico, curve meno gravi alla scoperta iniziale, e istituzione precoce del trattamento. I dati della storia naturale presentati in questo articolo, particolarmente per ciò che riguarda la progressione della curva, sono basati su un numero limitato di pazienti e sono generalmente basati su informazioni ricevute da donne con curve toraciche. Quindi, persino nelle curve progressive non può essere predetto, per esempio, se la storia naturale di una curva progressiva di 30° progredirà fino a 38° o a 78°. Pertanto, le conclusioni presentate rappresentano dei concetti generici. Le decisioni devono essere individualizzate, prendendo in considerazione le probabilità di progressione della curva basate su ampiezza della curva, maturità scheletrica, maturità sessuale, ed età. Le decisioni appropriata per l'AIS richiedono una conoscenza approfondita della storia naturale. I risultati a lungo termine di vari trattamenti, chirurgici o non chirurgici, per l'AIS devono essere visti alla luce della storia naturale del disturbo.

 

 

Negrini, Sibilla Le deformità vertebrali: stato dell'arte vol. 1. Gruppo di Studio della Scoliosi, Vigevano 2000.