Eziologia della
scoliosi idiopatica
Commento introduttivo (S. Negrini)
Quando si parla di eziologia della scoliosi idiopatica si deve fare la netta distinzione tra eziologia vera e propria e patogenesi. Quest'ultima infatti si riferisce alle modalità con cui la scoliosi evolve una volta insorta: è quindi potenzialmente secondaria a quelle caratteristiche primarie che hanno dato la prima origine alla malattia. Non si tratta di una sola questione terminologica ma di sostanza, soprattutto per chi si rivolge al paziente in toto ed in tutte le fasi del trattamento, dalla prevenzione primaria a quella terziaria, passando per la terapia vera e propria. Se infatti alle potenziali condizioni eziologiche rivolgeremo la nostra attenzione in via prioritaria nel cosiddetto trattamento libero, ossia quando ci si rivolge al fattore di rischio scoliosi lieve -fase preventiva secondaria - agli elementi patogenetici ci rivolgeremo più direttamente in fase terapeutica vera e propria - ovvio che nessuno dei due aspetti va mai trascurato, ma è necessario individuare delle priorità di azione.
Leggendo in questa chiave concreta il lavoro di Machida potremo così andare a cogliere meglio quelle sfumature che altrimenti potrebbero confondersi in una visione indistinta. […] Si evince poi il taglio critico adottato dall'autore, che è tra coloro che più hanno studiato i fattori ormonali ed ematochimici potenzialmente correlati alla scoliosi idiopatica, peraltro posti anche fortemente in dubbio in parte della letteratura più recente: l'origine scientifica dell'autore gli ha fatto porre questi fattori tra gli elementi primari e questo ci lascia perplessi; analogamente, va sottolineato un certo sbilanciamento di tutto il testo a favore dell'ultima parte, anche qui più cara all'autore.
Comunque, le caratteristiche in toto del testo si colgono già dal primo paragrafo, dove si alternano una definizione nella prima frase formalmente e patologicamente più corretta di quella che un grande clinico come Stuart Weinstein ci riporta nel Capitolo 4 (ma avremo modo di riparlarne), cui però segue nella seconda frase, come un dato di certezza, quella che è tuttora un'ipotesi, ossia l'origine della scoliosi da una riduzione della lordosi. Questo viene infatti giustamente ripreso e corretto nel Consenso della Commissione Scientifica Internazionale che chiude il Capitolo dove testualmente si afferma "l'ipotesi di una lordosi primitiva non ha un considerevole supporto biomeccanico e biologico": personalmente sono dell'idea di Machida, ma il modo di formularla, dando come certo ciò che certo non è, dimostra una certa faziosità, che è appunto una caratteristica generale di questo testo.
Passiamo ora a qualche commento specifico sul merito. E' oramai assodata l'origine genetica della scoliosi, sia pure essendo ignoto il preciso meccanismo con cui questo avviene. Una volta precisato che l'esperienza clinica quotidiana ci insegna che, anche ben indagando l'anamnesi familiare, vi sono casi in cui la familiarità non è individuabile, ritengo che la situazione di confusione sulla precisa origine ereditaria resterà tale, in quanto la scoliosi si presenta come una via finale comune di una serie di possibili patologie fruste (multifattorialità - e su questo è d'accordo anche Machida in conclusione, come la Commissione Internazionale nel suo parere) che hanno come caratteristica di colpire la biomeccanica della colonna e la sua stabilità, andando a richiedere una nuova configurazione spaziale in quanto quella ontogeneticamente preordinata non riesce più a rispondere da un punto di vista funzionale (e questa è una mia ipotesi). Ecco quindi che, come dichiarato nel testo, la biomeccanica dell'osso e le condizioni della muscolatura paravertebrale sono solo condizioni secondarie nella maggior parte dei casi (fatti salvi ovviamente danni lievi localizzati, peraltro rari).
Piuttosto, a proposito di muscolo vanno sottolineati, per le enormi valenze pratiche, la variata distribuzione delle fibre tra i due lati della curvatura: pur essendo secondario, questo elemento apre importanti spiragli ad approcci terapeutici con esercizi specifici. E' infatti provato che con un esercizio di tipo isometrico è possibile aumentare la prevalenza di fibre toniche, mentre il contrario avviene con l'esercizio isotonico: è questa una chiave di lettura applicabile anche ad alcuni sport che migliorano prevalentemente la funzione fasica; questo contribuisce a spiegare come mai essi non si possano sostituire alla cinesiterapia.
Abbiamo già precisato sopra il nostro pensiero sui fattori metabolici, chimici ed ormonali, mentre qualche parola in più merita il Sistema Nervoso Centrale, probabilmente il punto critico più importante nella genesi della gran parte delle scoliosi idiopatiche. Diciamo della gran parte perché, come già detto, riteniamo che le scoliosi siano in realtà una famiglia di diversi tipi di patologie, più o meno prevalenti in ogni singolo paziente. Eppure nel Sistema Nervoso secondo noi si trova la concausa più frequentemente evocabile.
Va letta l'ultima frase di questo Paragrafo di Machida, come l'affermazione altrettanto centrale che solo i bipedi hanno la scoliosi: anche questo porta a considerare il problema del controllo neuromotorio del posizionamento del rachide nello spazio e del suo modo di fronteggiare la forza di gravità (in gran parte delegato al Sistema Nervoso Centrale, sempre che non vi siano danni primari dell'apparato di sostegno).
Infine, va letto ed apprezzato quanto riportato nelle annotazioni finali di Sibilla e Atanasio, che per anni si sono occupati, anche con noi, dell'argomento e tuttora lo stanno studiando. E' la caratteristica della nostra scuola italiana che, come vedremo anche più avanti in questa stessa monografia, da alcuni punti di vista si distacca anche di molto da approcci internazionali molto più meccanicisti, eppure più forti perché corroborati da risultati e tradizione e potere scientifico. Con questo la dignità di questo approccio più umanistico non va persa, anzi deve solo, oramai in tempi sempre più stretti, essere recuperata e corroborata da una migliore integrazione con la realtà internazionale ed una maggiore forza che solo lo studio formale e scientificamente corretto può dare. E' urgente per tutti noi.
La ricerca internazionale
(M. Machida)
La scoliosi idiopatica è
una deformità tridimensionale della colonna vertebrale con una curvatura
laterale combinata a una rotazione vertebrale. La lesione primaria, comunque, è
sul piano sagittale mediano, prendendo la forma di una lordosi. E’ stata
descritta per la prima volta da Ippocrate, e il termine "scoliosi" è
stato usato per la prima volta da Galeno (131-201 DC). Sebbene le
manifestazioni cliniche siano state ben descritte, nessuno è stato in grado di
determinarne la causa e la patogenesi. Attraverso il diciottesimo e il
diciannovesimo secolo si credeva che la scoliosi fosse causata dal
posizionamento posturale del corpo. Storicamente, la scoliosi idiopatica è
stata attribuita a un'ampia varietà di condizioni, che vanno dalla cattiva
postura alla cattiva nutrizione.
All'inizio di questo
secolo è stata proposta come causa la deficienza nutrizionale, e si pensava che
la maggior parte delle curve vertebrali derivasse dal rachitismo. Brunk,
comunque, ha dimostrato che le curve identificate come rachitismo,
presumibilmente causate da carenza di vitamina D, non diventano mai gravi e
sono reversibili mediante il trattamento.
Recentemente, la ricerca
della causa della scoliosi idiopatica si è concentrata su elementi strutturali
della colonna vertebrale, muscolatura, collagene, sistema endocrino, sistema
nervoso centrale e genetica. Di tutti questi studi, nessuno ha mostrato una
prova convincente della causa della scoliosi idiopatica. Risultati di
esperimenti su vari modelli animali e studi clinici hanno indicato possibili
influenze anatomiche o funzionali nella causa della scoliosi idiopatica, ma
molte di esse potrebbero essere sintomi secondari piuttosto che cause. Più
recentemente, Kinddsfater e altri hanno riportato che il livello di calmodulina
piastrinica, in pazienti scheletricamente immaturi con una curva vertebrale
progressiva, è significativamente più alto che in quelli con una curva stabile.
Machida e altri hanno trovato livelli notturni di melatonina significativamente
diminuiti negli adolescenti con curve progressive, mentre coloro con curve
stabili avevano un livello che è considerato normale per gli adolescenti.
Esiste una forte interazione della melatonina con la calmodulina. Altri
ricercatori hanno suggerito una componente genetica nella scoliosi idiopatica,
a causa della similarità dei modelli di curva in gemelli entrambi sofferenti di
Scoliosi.
Questa è una recensione
di vari fattori causali finora proposti per la scoliosi idiopatica e una
discussione su dove si sta dirigendo la ricerca per determinare la causa della
scoliosi idiopatica.
Le osservazioni cliniche
e i risultati di studi genetici hanno mostrato la natura familiare della
scoliosi idiopatica e hanno supportato la proposta che la causa di questa
malattia sia di tipo genetico. Il meccanismo dell'ereditarietà, comunque, non è
ancora chiarito. Molteplici studi clinici supportano sia un'ereditarietà
autosomica dominante multifattoriale, sia un modello di ereditarietà legato
alla X per la scoliosi idiopatica familiare. Wynne-Davies ha dimostrato che
questa malattia è ereditaria, suggerendo un modello di ereditarietà sia
dominante che legato a molteplici geni, mentre Cowell e altri hanno proposto un
tipo di ereditarietà dominante, possibilmente con un modello dominante legato
al sesso. Fisher e De Georgy hanno concluso che non esiste una semplice
spiegazione genetica per questa condizione quando degli alberi genealogici
intaccati dalla malattia sono definitivamente diagnosticati tramite una radiografia
vertebrale. Le ampie indagini, eseguite in famiglie estese di pazienti
schedati, tendono a mostrare una diminuita frequenza dalle relazioni di primo
grado a quelle di terzo grado, il che supporta un'ereditarietà multifattoriale
nella scoliosi idiopatica.
In questo momento non
esiste alcuna prova certa di nessun meccanismo genetico.
Elementi strutturali
della colonna vertebrale
Le anormalità anatomiche
sono state ampiamente studiate in studi sia clinici che sperimentali. E’ stato
notato da tempo che un'ampia parte della deformità vista nella scoliosi
idiopatica è causata dalla cuneizzazione della vertebra e del disco
intervertebrale, con il disco normalmente più deformato dei corpi vertebrali. I
dischi intervertebrali sono formati da collagene e proteoglicano. Pedrini e al.
hanno trovato una dimiinuzione nel livello di glicosamminoglicano nel nucleo
polposo, con un concomitante aumento nel livello di collagene, e hanno notato
che questi cambiamenti è possibile che siano sintomi secondari rispetto allo
stress anormale applicato al disco dalla colonna vertebrale curvata.
Zaleske e altri hanno
concluso anche che questi cambiamenti sono i risultati della scoliosi, e non la
sua causa. La scoliosi sperimentale è stata prodotta da varie procedure
chirurgiche le operazioni includevano la resezione unilaterale delle costole,
emilaminectomia, recisione dei legamenti costotrasversi posteriori,
consolidamento della colonna vertebrale o delle apofisi spinose, e conseguente
disposizione radiale asimmetrica.
Si può presumere che la
scoliosi inizialmente funzionale si sviluppi gradatamente in una deformità
strutturale a mano a mano che la colonna vertebrale cresce. I piatti epifisari
sul lato concavo della curva ricevono pressioni eccezionalmente alte che ne diminuiscono
la crescita, mentre sul lato convesso della curva la pressione è minore e
risulta in una crescita accelerata. Anche la lordosi prodotta risulta in una
pressione aumentata sulla metà posteriore del corpo vertebrale, con una
pressione diminuita sulla metà anteriore. Questi due fattori contribuiscono
significativamente all'asimmetria vertebrale. Eneking e Harrington, comunque,
hanno concluso che la scoliosi ha una causa extra-ossea e che i cambiamenti
nell'osso sono secondari rispetto alla deformità. Anche le influenze
biomeccaniche non sembrano direttamente legate alla causa della condizione, ma
possono avere un effetto secondario sulle possibilità di progressione della
curva.
Muscolatura
paravertebrale
Molte ricerche sono
state condotte per cercare l'associazione dei muscolo scheletrico con lo
sviluppo della scoliosi idiopatica. Le diverse anormalità dei muscoli includono
il fuso muscolare, morfologia individuale della fibra muscolare, istochimica,
elettromiiografia, anormalità del sarcolemma alla giunzione con il tendine dei
muscoli, concentrazioni di calcio, rame e zinco; piastrine.
Langenskiold e
Michelsson credevano che un disturbo nella crescita del muscolo paravertebrale
potesse essere un fattore nella patogenesi della scoliosi idiopatica. Le
anormalità del muscolo paravertebrale notate in pazienti con scoliosi
idiopatica includono il numero crescente di fibre di Tipo 1 sulla convessità e
una perdita di fibre di Tipo II sulla concavità della curva.
Un'aumentata attività
elettromiografica è stata notata anche nei muscoli della convessità della
curvatura. Questi cambiamenti muscolari sono, comunque, legati al carico
asimmetrico dei muscoli, dovuto alla deformità della scoliosi idiopatica e
potrebbero essere più effetti che non cause nella patogenesi della scoliosi
idiopatica.
Fattori metabolici e
chimici
Da quando Ponseti ha
creato le deformità vertebrali avvelenando il piatto di crescita con il
latinismo, un'ampia ricerca è stata eseguita sugli aspetti metabolici nel disco
intervertebrale e del tessuto connettivo. Il disco intervertebrale è ricco di
collagene e di proteoglicano. Pedrini e altri hanno trovato una diminuzione nel
livello di glicosarninaglicano nel nucleo polposo con un contemporaneo aumento
del livello di collagene. Hanno proposto che questi cambiamenti siano dovuti
allo stress anormale posto a carico dei disco dalla colonna vertebrale curvata.
Zaleske e altri hanno anche concluso che questi cambiamenti sono l'effetto
della scoliosi idiopatica e non la sua causa.
Nordwali ha esaminato il
collagene dei pazienti affetti da scoliosi idiopatica. Non è riuscito a trovare
alcuna differenza nella rigidità elastica dei tendine dei legamenti spinosi.
Scoperte analoghe sono state riportate da Waters e Morris. Un lavoro di ricerca
successivo di Bradford e altri e Venn e altri, ha portato alle stesse
conclusioni: il metabolismo dei collagene è normale in pazienti con scoliosi
idiopatica. Quindi, non sembra che la causa della scoliosi idiopatica sia
attribuibile a un collagene anormale.
I pazienti con scoliosi
idiopatica sono spesso più alti degli individui di controllo di pari età, ma
alla fine del periodo di crescita la loro altezza è uguale a quella degli
individui sani. Questo dato ha fatto sorgere la possibilità che un'anormalità
degli ormoni della crescita possa essere responsabile della deformità. Wiliner
e Niison hanno riportato livelli aumentati dell'ormone della crescita nelle
ragazze affette da scoliosi, comparate con le ragazze sane. Hanno trovato anche
un aumento dei livelli di somatomedina.
Dall'altro lato, Misol e
altri non hanno trovato alcun aumento nei livelli dell'ormone della crescita
nella scoliosi idiopatica. Skogland e Nfliier hanno proposto che un differente
modello di crescita in pazienti con scoliosi idiopatica sia provocato da un
alto tasso di ormoni della crescita nel sangue; comunque, non hanno proposto
questo come una causa primaria per lo sviluppo della deformità vertebrale.
Sistema nervoso centrale
La scoliosi può essere
presente in vari disturbi neurologici che coinvolgono differenti punti del
sistema nervoso centrale. La scoliosi si è sviluppata in alcuni animali con il
sistema nervoso centrale malato. Si è visto che questi animali presentavano un
danno sul lato convesso del midollo spinale, in particolare nel corno
posteriore e nella materia grigia centrale posteriore. Queste scoperte hanno
sopportato la teoria che la debolezza asimmetrica dei muscoli paravertebrali
possa essere causata dalla perdita di innervazione propriocettiva.
Pincott e altri hanno
mostrato, nei primati, che la resezione dei nervi spinali dorsali può provocare
la scoliosi con una convessità nel lato della resezione. Yamada e altri sono
riusciti a indurre la scoliosi nei topi bipedi, tramite una distruzione
stereotassica elettrica della radice dei cervello e dell'ipotalamo posteriore,
la quale ha causato un disturbo nella formazione reticolare della radice del
cervello. Yamada e altri hanno sottolineato che virtualmente ogni lesione del
sistema di riflesso posturale può originare la scoliosi, e hanno proposto che
la lesione del riflesso posturale sia la causa della scoliosi. Studiando
riflesso destro, reazione al movimento, e nistagmo otocinetico nella scoliosi idiopatica,
hanno inoltre dimostrato la disfunzione nel riflesso posturale e nelle reazioni
propriocettive così come nel sistema di riflesso oculare. Hanno anche
dimostrato una correlazione significativamente positiva fra il grado di
disturbo all'equilibrio e il grado di curvatura della colonna vertebrale.
Questi disturbi
neurologici portano al coinvolgimento anatomico e funzionale della radice del
cervello, la quale integra le informazioni afferenti da varie fonti, essenziali
all'equilibrio posturale. La disfunzione vestibolare nella scoliosi idiopatica
è stata riportata da Shaistrand e altri che hanno mostrato il nistagmo anormale
misurato tramite elettronistagmografia, usando un test calorico o uno stato
post-rotazionale. Esiste uno squilibrio vestibolare in un'alta proporzione di
pazienti con scoliosi idiopatica. Un nistagmo anormale può essere visto nei
fratelli degli individui affetti da scoliosi idiopatica. Uno studio recente,
comunque, non ha evidenziato alcuna differenza fra i pazienti con scoliosi idiopatica
e i soggetti di controllo con nistagmo post-rotatorio. Yamada e altri non hanno
trovato alcun disturbo vestibolare significativo. Si sa anche che i bambini con
menomazioni uditive presentano un'alta incidenza di disfunzione vestibolare.
Nondimeno, i bambini con menomazioni uditive presentano una più bassa incidenza
di scoliosi che i bambini normali.
Herman ha ipotizzato che
l'asimmetria di riflesso vestibolooculare sia un risultato della maturazione
asimmetrica di centri corticali più alti. Le scoperte negli studi
elettroencefalografici hanno dimostrato alcune variazioni nei soggetti affetti
da scoliosi comparati con soggetti di controllo. L'asimmetria non era legata
alla curva, e non c'era differenza fra scoliosi progressiva e non progressiva.
La maturazione asimmetrica del controllo corticale più alto per l'adattamento
dell'equilibrio, proposto da Dowiing e Goidberg richiede un ulteriore lavoro e
una convalida.
Sembrano esserci alcune
basi per la controversia che nella scoliosi idiopatica c'è un certo grado di
deficit neurologico relativo al lato afferente del sistema di controllo
posturale riflesso. Ovviamente, c'è bisogno di maggiori prove in molteplici
campi di ricerca, per chiarire il ruolo del controllo posturale nella
patogenesi della scoliosi idiopatica.
Ruolo di melatonina,
serotonina e calmodulina
Dopo il primo
esperimento effettuato da Thiliard, la scoliosi sperimentale è stata indotta
nei polli tramite pinealectomia. La pinealectomia, eseguita sui polli subito
dopo la nascita, produce in modo significativo una scoliosi con caratteristiche
anatomiche simili a quelle della scoliosi idiopatica umana. Infatti, il pollo
che ha subito una pinealectomia è diventato uno dei principali modelli
sperimentali per la scoliosi idiopatica.
La funzione principale
della ghiandola pineale è la produzione della melatonina, e l'effetto
dell'ablazione pineale nel causare la scoliosi nei polli è quindi stata
attribuita alla carenza di melatonina. E’ stato inoltre mostrato che
l'iniezione intraperitoneale di melatonina previene l'insorgere della scoliosi
nei polli che hanno subito l'ablazione pineale, che altrimenti avrebbero
sviluppato la scoliosi. Queste scoperte portano all'ipotesi che un difetto
nella sintesi della melatonina o nel suo metabolismo contribuiscono alla
scoliosi sperimentale.
Recentemente, Machida e
altri hanno utilizzato i topi invece che i polli, perché i topi sono mammiferi
e filogeneticamente più vicini agli uomini che non i polli. La scoliosi
sperimentale indotta si è avuta solo nei bipedi che hanno subito una ablazione
pineale, ma non nei topi quadrupedi. E’ stato concluso che la carenza di
melatonina causata dalla sola ablazione pineale non produce la scoliosi se
viene mantenuta la posizione quadrupede. Questi risultati indicano che la
condizione di bipede, come nei polli o negli uomini, potrebbe giocare un ruolo
importante nell'insorgenza della scoliosi. Questo, a sua volta, suggerisce
un'influenza critica del meccanismo posturale per l'insorgere della scoliosi.
Il meccanismo della
scoliosi idiopatica.
L'ipotalamo è uno dei
principali siti di azione della melatonina pineale, e delle azioni opposte di
melatonina e serotonina sulla secrezione dell'ormone della crescita. Questo
indica un meccanismo secondo il quale la ghiandola pineale può regolare la
crescita. La disfunzione del sistema nervoso centrale causata dalla carenza di
melatonina potrebbe contribuire allo squilibrio e allo sviluppo asimmetrico
della colonna vertebrale e dei muscoli paraspinali.
Conclusione
La scoliosi idiopatica è
una causa comune della deformità vertebrale nei bambini e negli adolescenti.
Nonostante ampi studi, la causa e la patogenesi restano sconosciute. La
scoliosi idiopatica potrebbe essere di origine multifattoriale, piuttosto che
derivare da una singola causa. Se la causa della scoliosi idiopatica è legata
ai disturbi della maturazione dei sistema nervoso centrale, inclusi i
trasmettitori neuro-ormonali o neuro-modulatori dovuti a un difetto genetico,
sono necessari estesi studi epidemiologici e ulteriori ricerche dei meccanismi
patologici della scoliosi idiopatica.
Per rispondere a queste
domande occorre un'ampia ricerca longitudinale che si concentri sulle questioni
familiari. Questo richiederebbe un fondo istituzionale o governativo su larga
scala, forse sotto il patronato della Scoliosis Research Society o della
European Spinal Deformities Society.
La prospettiva italiana
(S. Atanasio, P. Sibilla)
Partendo dalla
considerazione che la stragrande maggioranza delle scoliosi che si presentano
agli occhi di noi clinici riconoscono una eziologia "idiopatica" (e
cioè non ne riconoscono alcuna), si può comprendere da un lato l'importanza
degli studi rivolti a colmare questa lacuna di conoscenza, dall'altro la
complessità dei problema, affrontato da illustri studiosi nel corso degli anni,
mediante ricerche anche molto raffinate, ma che non hanno prodotto una risposta
definitiva alla domanda fondamentale: cosa causa e attraverso quali meccanismi
si determina una scoliosi? L'esauriente ed analitica review di Masafumi Machida
ci consente di avere un quadro completo della storia e dell'attuale stato
dell'arte della ricerca in questo campo.
Come è naturale l'interesse
degli studiosi si è spostato nel tempo da macroelementi funzionali e
strutturali, man mano che progredivano i mezzi di studio e di indagine, verso
il sistema nervoso centrale e fattori endocrini e metabolici.
Per quanto riguarda gli
studi localizzati sugli elementi strutturali del rachide, apparato legamentoso,
muscolatura paravertebrale, coste e corpi vertebrali, si può essere sicuramente
d'accordo con lo studioso nipponico quando afferma che questi elementi non
sembrano essere correlati direttamente con l'eziologia, quanto piuttosto
possono avere un ruolo sulle potenzialità evolutive della curva. In altre
parole è possibile sostenere che i fattori biomeccanici rappresentino un
fattore (importante) di progressione della curva scoliotica, mentre non
appaiono credibili come "primum movens" di questa affezione.
Più raffinati e cogenti
gli studi che hanno posto l'attenzione su fattori metabolici e parametri
biochimici. Se da una parte non è stato possibile dimostrare un metabolismo del
collagene alterato nei pazienti scoliotici, dall'altra le anomalie riscontrate
nei riguardi del contenuto di glicosamminoglicani a livello del nucleo polposo
dei dischi intervertebrali di una colonna scoliotica, le alterazioni
piastriniche e le concentrazioni di zinco a livello delle fibre muscolari
paravertebrali, sono più effetti che cause della scoliosi idiopatica.
L'evidenza che in varie
malattie neurologiche compare una scoliosi (di solito di grado assai severo) ha
portato a tutta una serie di ricerche mirate ad individuare a livello del
sistema nervoso la possibile origine della patologia e gli eventuali meccanismi
patogenetici. Innanzitutto è doveroso dire che la localizzazione del danno a
livello del sistema nervoso centrale, nelle malattie che presentano una scoliosi
associata al corteo sintomatologico più propriamente neurologico, è varia e non
univoca, così come si è riusciti ad ottenere una scoliosi in animali da
esperimento provocando lesioni sia a livello dei midollo spinale, sia a livello
dei tronco encefalico, sia a livello ipotalamico e della sostanza reticolare.
Particolarmente
rilevanti a questo proposito gli studi (enfatizzati nel presente capitolo)
condotti sui neuromediatori, che non sono legati topograficamente ad una
precisa regione encefalica, ma ubiquitari. Il riscontro di alterazioni dei
valori di serotonina e melatonina, statisticamente significative in pazienti
scoliotici rispetto a soggetti normali e persino in pazienti con scoliosi
progressiva rispetto a pazienti con scoliosi non progressiva, lasciano
certamente spazio ad ulteriori ed affascinanti ricerche.
E’ chiaro quindi che
l'origine della patologia scoliotica non trova un preciso riscontro anatomico a
livello dei sistema nervoso centrale, ma si dovrà sempre far riferimento ad un
cattivo funzionamento "globale" di tutta la complessa rete di
rapporti che sovraintende al controllo del sistema posturale statico e dinamico
della colonna. Da alcuni anni ormai noi proponiamo un modello interpretativo
che possa far comprendere come sia complesso, diversificato ed in definitiva
raffinatissimo il sistema di controllo della postura messo in atto dal nostro
organismo.
La postura è il
risultato finale di un'articolata serie di interazioni che coinvolge vari
distretti. Ogni distretto svolge fondamentalmente tre funzioni: leggere le informazioni
in arrivo dagli altri distretti collegati, interpretare ed elaborare tali
informazioni, originare informazioni dirette verso altri distretti collegati.
Il risultato finale di queste tre funzioni proprie di ciascun distretto è
perciò di contribuire in modo specifico e, nello stesso tempo sinergico con
quanto di competenza degli altri distretti, alla realizzazione e al
mantenimento dell'equilibrio posturale. E’ evidente quindi che un'alterazione
presente in uno qualsiasi dei distretti indicati porta, come risultato del tipo
di interconnessioni esistenti, ad un'alteazione del sistema di controllo della
postura.
Da questa analisi deriva
una serie di osservazioni che qui di seguito andremo brevemente ad esporre.
Innanzitutto la multifattorialità
dell'eziopatogenesi: se un'alterazione specifica può dare un danno
generale, è anche vero che, per il tipo di interconnessioni esistenti e per la
presenza di meccanismi di feed-back che regolano i rapporti fra i vari
distretti, un danno "locale" non solo darà un "guasto"
generale, ma anche tanti piccoli guasti locali.
La possibilità di una
terapia non solo sintomatica della scoliosi: a questo proposito è interessante
far notare che il deficit dei sistema di controllo dell'equilibrio che è
presente in gran parte dei pazienti scoliotici tende a
"normalizzarsi" se si fanno eseguire i test di funzionalità
vestibolare con il corsetto. Potrebbe essere ipotizzabile, tramite un
meccanismo di feed-back dalla periferia al centro, un reset in senso
terapeutico e correttivo di un malfunzionamento di un distretto centrale. In
altre parole si potrebbe pensare ad una terapia non più solo meccanica, ma
anche funzionale.
L'impossibilità, forse,
a giungere ad individuare un'unica eziologia della patologia scoliotica: la
correlazione con un cattivo funzionamento o una non perfetta maturazione dei
sistema nervoso centrale sembra ormai fuori di dubbio, ma appare difficile
ricondurre tutto ciò ad un'unica causa o un unico distretto coinvolto. La
necessità di comprendere, il più compiutamente possibile, i meccanismi
patogenetici, per poter progettare terapie sempre più efficaci e, soprattutto,
programmare una strategia di prevenzione.
Negrini, Sibilla Le deformità vertebrali: stato dell'arte vol. 1. Gruppo di Studio della Scoliosi, Vigevano 2000.