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LAUREATI IN SCIENZE MOTORIE E FISIOTERAPISTI: “DIALOGO POSSIBILE”
Sulla stampa specializzata (vedi rivista “Fisioterapisti” numero 2,
dicembre/gennaio 2004 e sito www.aifi.net) è comparso un articolo a firma
di Domenico D’Erasmo nel quale si riassumono in contenuti del convegno dal
punto di vista dell’Associazione Italiana Fisioterapisti. A tale incontro hanno partecipato attivamente i massimi vertici del mondo accademico udinese, tra cui il Magnifico Rettore Prof. Honsell, il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Prof. Quadrifoglio, ed i Presidenti dei Corsi di Laurea in Scienze Motorie e Fisioterapia, Proff. di Prampero e Mallardi e gli esponenti dell’A.C.S.M. e dell’A.I.FI. E’ stata evidenziata la diversa formazione culturale delle due figure professionali, che tuttavia consente un approccio sinergico e paritario tra le due professioni nei confronti dell’utente. Il cospicuo monte ore di apprendimento e studio di materie biomediche (pari a 825 ore di attività didattica frontale) cui si sottopone il Laureato in Scienze Motorie, fa sì che questa figura professionale possa collaborare proficuamente anche con il Fisioterapista. Nonostante la residua difficoltà di individuare le competenze
professionali del Laureato in Scienze Motorie, anche a causa di un anomalo
vuoto legislativo (che ci auguriamo venga colmato a breve termine),
riteniamo che egli possa occuparsi, tra l’altro, del disabile
stabilizzato, dell’infortunato sportivo sia professionista che amatore
nonché di tutte le persone che vogliano cominciare e riprendere
dell’attività motoria. I benefici preventivi di quest’ultima,
scientificamente dimostrati, si verificano solamente se l’attività viene
gestita correttamente, ed in questo contesto il Laureato in Scienze
Motorie è il professionista più qualificato. Inoltre, se riconosciamo che l’esercizio fisico, proposto con cognizione di causa può ridurre la sintomatologia algica, e ci sono numerosi dati scientifici in proposito, allora dobbiamo accettare che in tal modo si migliori la funzionalità corporea ed in definitiva l’autonomia. Quando, nell’articolo di D’Erasmo, si scrive che il professionista
sanitario non può divulgare dati sensibili relativi allo stato di salute,
dobbiamo domandarci cosa succederebbe se una persona affetta da lombalgia
si recasse da un Laureato in Scienze Motorie per sottoporsi ad un
programma di attività motoria adattata: non dovrebbe egli fornire dei dati
sanitari per far sì che venga redatto il programma appropriato? Il 3 dicembre è stata sicuramente una data storica ed è il primo passo per far sì che, con l’aiuto di tutti gli interessati, vengano eliminati gli equivoci a favore della chiarezza e del rispetto reciproco. Gemona del Friuli, 1 marzo 2004 Il direttivo:
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